cassaro

Il Cassaro semi pedonalizzato, “adesso occorre dargli un’identità”

I commercianti: “Il rischio è che diventi un mercato di street food”

Rappresenta la spina dorsale della, la via da dove si diramano i quattro mandamenti, da sei mesi inserito all’interno del percorso Arabo Normanno dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Corso Vittorio Emanuele anche detto il Cassaro ha cambiato volto negli ultimi tempi, riscoprendo una sopita vocazione turistica. La parte alta, quella che da Porta Nuova arriva fino ai quattro canti è stata pedonalizzata, o perlomeno, lo è a metà, infatti l’altra metà è una corsia preferenziale per auto istituzionali e ambulanze. Questa scelta dell’amministrazione locale ha diviso la città tra fevorevoli e contrari.

“Il Cassaro è la zona di Palermo dove tutti i cittadini si identificano – dice Domenico Bottiglieri, uno storico commerciante nonché presidente dell’associazione ‘Cassaro alto’ nata dopo l’istituzione del percorso Arabo Normanno – dove affondano le nostre radici storiche e culturali. Sarebbe stato meglio optare per una pedonalizzazione completa come in via Maqueda, con degli orari, li si che si percepisce davvero la pedonalizzazione. Ma piuttosto che protestare abbiamo deciso di proporre e con questo spirito è nata l’associazione. Proporre soprattutto eventi culturali perché siamo convinti che la cultura porti economia e valorizzi il territorio”. Da questa convinzione nasce il primo grande evento organizzato proprio dalla neo associazione: La via dei librai che a maggio ha portato un flusso di 30mila presenze in Corso Vittorio Emanuele.

“C’è un tessuto storico e culturale importantissimo al Cassaro, le istituzioni più importanti i musei le scuole l’università – continua il presidente dell’associazione – e anche le nostre attività commerciali sono storiche, Romano esiste da 120 anni, la mia gioielleria da 70anni, c’è un legame indissolubile tra le nostre botteghe, le nostre famiglie, la nostra storia e il luogo stesso, la cosa che ci unisce tutti è la cultura e la storia”. Quasi ad incrocio con i quattro canti c’è un negozio di un artigiano ClArt che con la pedonalizzazione ci ha guadagnato, ma forse solo in termini di salute, “Non è cambiato nulla dal punto di vista economico, almeno per me. – spiega Claudio Arrigo – Abbiamo guadagnato la presenza dei turisti, ma abbiamo perso i clienti palermitani perché non sanno come arrivare in centro. Il turista lo abbiamo visto cambiare nel corso degli anni, quello che arriva adesso con i voli low cost e anche le crociere, è un turista che spende poco”.

“In passato – continua Arrigo – ricordo che arrivava una sola nave da crociera Costa il giovedì e io vendevo l’ottanta percento della produzione di una settimana in un unico giorno. La pedonalizzazione è senza dubbio un progetto molto positivo, per anni ho fatto raccolte firme che cadevano sempre nel vuoto. Respiriamo aria più pulita, prima ci avvelenavamo con i gas di scarico delle auto, c’era anche un inquinamento acustico causato dai clacson che suonavano di continuo, adesso invece è molto più vivibile, ci sono i bambini per strada, i turisti sono più tranquilli e rilassati si fermano per guardare le vetrine. Io sono per la pedonalizzazione di tutto il centro storico”. Il locale accanto a quello di Claudio è un ristorante, la proprietaria pensa che solo la chiusura al traffico non sia troppo utile:

“Di sicuro sul corso c’è una grossa presenza di turisti che apprezzano l’isola pedonale, rischiamo però di perdere i palermitani che invece non sanno come arrivare e dove parcheggiare. – spiega Daniela Sclafani titolare della Locanda del gusto – Bisognerebbe potenziare i servizi ed anche un’adeguata campagna di comunicazione aiuterebbe. Infine il rischio è che la chiusura sia solo una chiusura al traffico senza che il corso abbia una vera identità di isola pedonale. Su questo bisogna investire, negli arredi e nelle attività culturali e turistiche affinché questo non diventi un “non luogo” vissuto solo da turisti di passaggio che magari si mangiano un arancina e via. Il rischio è che diventi un mercato di street food a cielo aperto, occorre una progettualità dietro, lavorare alla costruzione di un’identità, un luogo dove anche i palermitani si riconoscano“.

Spread the love

Lascia una risposta